ultimo aggiornamento:
July 3, 2024

Obesità infantile: cos’è, come prevenirla, quali sono le cause

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In Italia colpisce il 9.8% dei bambini di 8-9 anni. L'obesità infantile è un fenomeno complesso che si intreccia alle disuguaglianze di accesso al cibo sano e a fattori economici, sociali e strutturali, come il marketing pervasivo. Per prevenirla è fondamentale partire da scuola e famiglia.

Indice

L'obesità infantile è una delle principali sfide di salute pubblica in Europa. Secondo i dati della quinta edizione dell' Iniziativa Europea di Sorveglianza dell'Obesità Infantile (COSI) dell'OMS, raccolti tra il 2018 e il 2020, il 29% dei bambini tra i 7 e i 9 anni nei 33 paesi partecipanti presentava uno stato di sovrappeso od obesità. Questo dato preoccupante indica che quasi un bambino su tre vive con problematiche legate al peso corporeo, con una prevalenza maggiore tra i maschi (31%) rispetto alle femmine (28%).

Il World Obesity Atlas 2023 della World Obesity Federation prevede che tra il 2020 e il 2035 ci sarà un aumento del 61% del numero di ragazzi e del 75% del numero di ragazze di età compresa tra 5 e 19 anni che vivono con l'obesità nella Regione Europea dell'OMS.

Cos’è l’obesità infantile

Un bambino si considera affetto da obesità quando il suo peso corporeo è molto al di sopra del peso normale per la sua età e altezza. Questa forma di obesità si verifica durante l'infanzia e l'adolescenza e può avere gravi conseguenze sulla salute a breve e lungo termine. Se non curata in età pediatrica, infatti, l’obesità persiste nel 70-80% dei casi nell'età adulta.

L'obesità infantile non si calcola, come negli adulti, con l'indice di massa corporea o body mass index (IMC o BMI), bensì utilizzando le tabelle dei percentili che tengono conto dell’età e del sesso. Maschi e femmine crescono infatti in maniera diversa e le percentuali di grasso corporeo non sono distribuite allo stesso modo tra i due sessi, rendendo la diagnosi di sovrappeso o obesità più complessa rispetto agli adulti.

L’obesità infantile si calcola in tre passaggi:

  1. Misurazione del peso e dell'altezza: Misura il peso del bambino in chilogrammi (kg) e l'altezza in metri (m).
  2. Calcolo dell'IMC: si ottiene dividendo il peso corporeo per l’altezza elevata al quadrato
  3. Consultazione delle tabelle di crescita: A questo punto non resta che confrontare l'IMC calcolato con le tabelle di crescita per età e sesso. Queste tabelle sono solitamente fornite da organizzazioni sanitarie come i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) negli Stati Uniti o l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Ecco come vengono classificati i valori di IMC:

  • Sottopeso: IMC al di sotto del 5° percentile per età e sesso.
  • Normopeso: IMC tra il 5° e l'85° percentile per età e sesso.
  • Sovrappeso: IMC tra l'85° e il 94° percentile per età e sesso.
  • Obesità: IMC al 95° percentile o superiore per età e sesso.
  • Obesità grave: IMC al 99° percentile o superiore per età e sesso.

Obesità infantile in Italia

In Italia, i dati del 2023 del sistema di sorveglianza nazionale OKkio alla Salute, coordinato dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e Promozione della Salute dell'Istituto Superiore di Sanità, indicano che il 19% dei bambini e delle bambine di 8-9 anni è in sovrappeso, mentre il 9,8% è in una condizione di obesità, inclusi il 2,6% che soffre di obesità grave.

Dal 2008 ad oggi, il sovrappeso ha mostrato un andamento in diminuzione, mentre l'obesità, dopo una fase iniziale di decremento, è rimasta stabile con un leggero aumento nel 2023.

Quali sono le cause dell’obesità infantile

L'obesità infantile è il risultato di una combinazione di fattori genetici, comportamentali e ambientali.

Alla base dell’obesità infantile c’è un’industria alimentare che promuove prodotti poco salutari per i bambini, che consumano cibi ad alto contenuto calorico e a bassa densità nutrizionale, come snack o bibite zuccherate, e sistemi sanitari che non affrontano l'obesità prima che si manifestino complicazioni legate alla salute.

In molti contesti, questa situazione è ulteriormente aggravata dalle disuguaglianze, inclusi fattori economici, sociali e strutturali, come il marketing pervasivo e la scarsa copertura sanitaria, che espongono molti bambini ad ambienti definiti obesogenici, che non promuovono una corretta alimentazione e uno stile di vita attivo, ma, al contrario, favoriscono scelte alimentari non salutari e promuovono la sedentarietà con un conseguente aumento di rischio di insorgenza di sovrappeso e obesità.

Il pregiudizio e lo stigma che molti giovani affetti da sovrappeso e obesità sperimentano quotidianamente danneggiano anche la loro salute mentale e autostima.

Tra i fattori che predispongono all’obesità anche una quantità insufficiente di ore di sonno e una predisposizione genetica che può influire sul metabolismo e il modo di accumulare grasso corporeo.

Cosa rischia un bambino affetto da obesità

L'obesità infantile può portare a una serie di problemi di salute sia immediati che futuri, tra cui:

  • Problemi cardiaci: I bambini con obesità sono a rischio di ipertensione, colesterolo alto e altre malattie cardiovascolari.
  • Diabete di tipo 2: L'eccesso di peso è un fattore di rischio significativo per il diabete di tipo 2. Un bambino con obesità su quattro è affetto infatti da quella che viene oggi definita la “sindrome metabolica“, che ha portato a un aumento significativo dei casi di diabete tipo 2 in età pediatrica.
  • Cirrosi epatica: più del 30% dei bambini con obesità hanno grasso accumulato nel fegato, un danno epatico iniziale che può progredire e peggiorare nel tempo.
  • Problemi respiratori: Come l'apnea del sonno e l'asma.
  • Problemi ortopedici: Dolore alle articolazioni e problemi di crescita.
  • Problemi psicologici: Bassa autostima, depressione e isolamento sociale.

Come prevenire l’obesità infantile

Se è evidente che prevenire l'obesità infantile sia una delle priorità in ambito sanitario, meno chiaro è quali siano le strategie più efficaci per prevenirla.

Le evidenze scientifiche indirizzano verso l’adozione di approcci integrati e multidimensionali al problema, che considerino tutti i determinanti correlati all'obesità (componenti genetiche, psicosociali, ambientali, socio-economiche, attitudini comportamentali e stili di vita), coinvolgendo team di ricerca multidisciplinari (biologi nutrizionisti, dietisti, farmacologi e psicologi) e, soprattutto, l'ambiente scolastico e familiare. Approcci che promuovano una dieta sana, varia ed equilibrata (che preveda un adeguato consumo di frutta, verdura, cereali integrali e proteine vegetali, secondo le raccomandazioni della Dieta Mediterranea), un aumento dell’attività fisica con riduzione del tempo trascorso davanti agli schermi (TV, computer, cellulare e altri dispositivi elettronici) e la creazione di ambienti salutari, che facilitino l’accesso a cibi sani e spazi per l’attività fisica.

Prevenire l’obesità infantile partendo dall’educazione alimentare a scuola

In particolare, la scuola, dove gli studenti trascorrono la maggior parte del loro tempo, rappresenta il contesto ideale per realizzare strategie di prevenzione, promuovendo stili di vita più sani e sostenibili e migliorando le abitudini comportamentali. Inoltre, poiché questi interventi richiedono il coinvolgimento attivo degli insegnanti, dovrebbero diventare parte integrante dei programmi scolastici.

Si parla sempre di più di educazione all'alimentazione, anziché di educazione alimentare, includendo la storia, la cultura e l’identità condivisa del cibo. Un framing più comprensivo che, proprio come il problema dell'obesità infantile, richiede la partecipazione di molteplici attori e istituzioni diverse. Inizia dalla famiglia e continua a scuola, un contesto privilegiato di relazione e comunità, per poi tornare arricchito nella dimensione familiare.

Secondo una review del 2018 pubblicata su Lancet, Diabetes and Endocrinology, che ha analizzato la letteratura scientifica sull'obesità infantile fino al 23 maggio 2017, gli interventi educazionali condotti in ambienti scolastici che prendano in considerazione sia la dieta che l’attività fisica, e includano un coinvolgimento familiare, sono i più efficaci nella prevenzione dell'obesità infantile, mostrando risultati promettenti nel ridurre l'indice di massa corporea (IMC) e la prevalenza di sovrappeso e obesità tra i bambini.

È quindi evidente la necessità di compiere ulteriori sforzi per realizzare interventi educativi a lungo termine che, coinvolgendo gli insegnanti e le famiglie, diventino parte integrante dei programmi scolastici.

Il progetto Lively

È nella direzione di queste strategie educative multidimensionali e del coinvolgimento attivo di studenti, famiglie ed insegnanti, che si muove il progetto di ricerca applicata Lively (MuLtidimensional school-based and family Involved interVentions, to promote a hEalthy and sustainable LifestYle for the childhood obesity primary prevention), coordinato dalla Dottoressa Carlotta Franchi, responsabile del laboratorio di Farmacoepidemiologia e Nutrizione Umana dell'Istituto Mario Negri di Milano e implementato con la collaborazione del Laboratorio di Prevenzione Cardiovascolare dell’Istituto Mario Negri e del Laboratorio di Dietetica e Nutrizione Clinica insieme al team di Officine Creative dell'Università di Pavia.

Lively rientra nelle attività dello Spoke 7 di OnFoods, una rete italiana di ricerca e innovazione per il cibo e la nutrizione sostenibili (). Spoke 7 è la linea di ricerca dedicata alle politiche, ai comportamenti e all’educazione verso diete sane e sostenibili. Nello specifico Lively si colloca all’interno del Work Package 7.2, che lavora per individuare strategie di miglioramento dei comportamenti alimentari in specifici contesti ambientali.

L’obiettivo del progetto

L'obiettivo principale del progetto, ancora in corso, è descrivere la prevalenza del sovrappeso e dell'obesità tra i bambini della scuola primaria in oggetto di studio. Come spiega Maria Vittoria Conti, specialista in Scienza dell’Alimentazione e Ricercatrice presso il Laboratorio di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Università di Pavia, “Tramite l’utilizzo di appositi questionari sono stati indagati i determinanti di sovrappeso e obesità quali le caratteristiche socio-demografiche dei bambini e del loro nucleo familiare, l’aderenza alla dieta mediterranea, lo stile di vita tra cui le abitudini al sonno, lo screen time e il movimento.”

Un ulteriore obiettivo è quello di andare a valutare la fattibilità del modello educazionale multidimensionale messo in atto e il grado di apprezzamento e apprendimento da parte dei soggetti coinvolti, al fine di mettere a punto un modello di intervento da trasferire anche in altre scuole” aggiunge Carlotta Franchi, responsabile di Lively e del Laboratorio di Farmacoepidemiologia e Nutrizione Umana dell’Istituto Mario Negri di Milano.

Un intervento educativo multidimensionale

Al centro dello studio la progettazione e valutazione di un intervento educativo multidimensionale, che ha trattato direttamente con studenti, insegnanti e famiglie i temi della corretta alimentazione e stile di vita, dello stato di salute e della sostenibilità, coinvolgendo 14 classi (dalla seconda alla quinta elementare) e 227 bambini della scuola primaria Luigi Cadorna di Milano.

L'intervento educativo è stato suddiviso in moduli che hanno coperto vari aspetti dell’alimentazione, nutrizione e dello stile di vita sano. “I primi due moduli - spiega Sara Basilico, specialista in Scienza dell’Alimentazione e dottoranda presso il Laboratorio di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Università di Pavia - hanno gettato le basi di una sana alimentazione paragonando gli alimenti ai mattoncini delle costruzioni, che quindi presentassero dei pezzi più grandi (i macronutrienti) e dei pezzi più piccoli (i micronutrienti). E per far capire l’importanza per la nostra salute di questi ultimi, vitamine e sali minerali sono stati paragonati a dei super eroi. La digestione è stata spiegata come un viaggio che il cibo compie all'interno del corpo, sono stati utilizzati cartelloni e animazioni per rendere i concetti più comprensibili e divertenti”.

Per spiegare la frequenza e la varietà degli alimenti, è stato introdotto dapprima il concetto di Piramide Alimentare Transculturale, spiegando ai bambini l'importanza di alcuni cibi nella dieta quotidiana rispetto ad altri da consumare occasionalmente. Per approfondire ulteriormente il concetto di frequenza e di come poter comporre un piatto bilanciato è stato mostrato il “Piatto Sano” che mostra il corretto abbinamento di macro e micronutrienti all’interno di un pasto, così che i bambini potessero comporre dei pasti bilanciati sia a casa che in mensa scolastica. Infine, l’ultimo modulo si è concentrato sulle attività che i bambini possono e devono svolgere per far sì che le loro giornate siano attive e non sedentarie. Si è parlato quindi di come poter ridurre il tempo trascorso davanti ad uno schermo, l’importanza dell’attività fisica e della qualità del sonno.

Il prossimo passo del progetto è valutare i possibili cambiamenti nell'alimentazione e nello stile di vita dei bambini, nonché negli atteggiamenti comportamentali delle famiglie, a 6 e 12 mesi dalla fine dell'intervento educativo” ci spiega Marta Baviera, responsabile del Laboratorio di Prevenzione Cardiovascolare dell’Istituto Mario Negri di Milano.

A conclusione di questa prima importante parte del progetto sono stati consegnati ai bambini e alle loro famiglie i materiali didattici dell'intervento educativo, il documentario realizzato da Officine Creative, le tovagliette educative (rappresentanti da un lato il piatto sano e dall’altro indicazioni pratiche su come consumare una colazione sana e bilanciata ogni giorno) e un ebook di ricette multietniche in uscita nel mese di giugno 2024.

Come racconta un genitore in occasione dell’evento, “prima dell'esperienza con Lively, in famiglia, la colazione era un momento a cui mio figlio dava davvero poca importanza, cercando di risolvere nel minor tempo possibile. Adesso si siede con più calma e consuma il suo primo e fondamentale pasto della giornata con tranquillità e soddisfazione. Le tovagliette educative aiuteranno ancora di più a renderli più attenti e sensibili al momento della prima colazione.”

Adesso non resta che la fase di monitoraggio e valutazione dell’effetto dell’intervento sulle misure antropometriche e sulle abitudini di bambini e famiglie a 12 mesi dall’inizio del progetto.

OnFoods |  Editorial Board

Marianna Monte | Giornalista

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