ultimo aggiornamento:
May 31, 2024

Terapia intensiva in Italia: cos’è, come funziona, come sta migliorando

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La terapia intensiva (TI) o unità di terapia intensiva (UTI), detta anche rianimazione, è il reparto ospedaliero dove vengono ricoverati i pazienti gravi. La preziosa attività di GiViTI, il gruppo di ricerca coordinato dall’Istituto Mario Negri, che ha il fine di migliorare la qualità dell’assistenza e ottimizzare le risorse nelle terapie intensive italiane.

Indice

Cos’è la terapia intensiva

Le Terapie Intensive sono reparti ospedalieri progettati per gestire situazioni cliniche gravi e complesse, garantendo ai pazienti un livello di assistenza costante ed elevato. Un paziente può essere ricoverato in Terapia Intensiva per molteplici motivazioni, ad esempio eventi traumatici, complicanze cardiache o neurologiche, scompensi respiratori.  In Italia i posti di TI sono presenti nella quasi totalità delle strutture ospedaliere per acuti, consentono di monitorare costantemente le condizioni del paziente che si trova in pericolo di vita con l'obiettivo di stabilizzarne le condizioni e poterlo successivamente trasferire in reparti ospedalieri con un livello di trattamento meno intensivo. Il monitoraggio viene effettuato, anche grazie all’utilizzo di tecnologie sofisticate, da medici ed infermieri altamente qualificati che, in caso di necessità, sono in grado di intervenire in modo rapido ed efficace. Considerando l'enormità delle spese sostenute dal Servizio Sanitario in tali contesti, risulta essenziale minimizzare gli sprechi ed ottimizzare le risorse disponibili.

Terapia intensiva ed emergenza Covid

La recente emergenza legata al COVID-19 ha messo in evidenza l'importanza di tali reparti, evidenziandone i punti di debolezza. Le maggiori difficoltà riscontrate durante la pandemia riguardano il numero elevato di pazienti con grave insufficienza respiratoria che hanno richiesto un ricovero intensivo e l'utilizzo di macchinari specifici per la ventilazione automatica, al fine di sostituire la funzione polmonare compromessa.  La rapida diffusione della pandemia, ha richiesto una disponibilità elevata di posti letto intensivi e di cure mediche tempestive mettendo a dura prova le Terapie Intensive presenti sul territorio, che hanno prontamente risposto all’emergenza nonostante il numero ridotto di personale e di risorse disponibili.

Terapia Intensiva in Italia: dati e numeri dell'efficienza degli ospedali italiani

In Italia ci sono più di 7.500 posti letto di Terapia Intensiva, ripartiti tra unità generali o specializzate nella gestione di particolari tipologie di pazienti. Grazie alla presenza di personale altamente qualificato 24 ore al giorno 7 giorni su 7, con un rapporto di un infermiere ogni due pazienti e almeno un medico sempre presente, queste unità consentono di curare, assistere e monitorare costantemente pazienti in condizioni particolarmente critiche. Spesso questi pazienti sono in grave pericolo di vita. La mortalità di chi è ricoverato in Terapia Intensiva è di circa il 25,4 %.

Quali pazienti vengono ricoverati in Terapia Intensiva?

L’accesso in un reparto di Terapia Intensiva può avvenire per molteplici ragioni, quali infezioni gravi, eventi traumatici importanti, o in seguito a interventi chirurgici complessi (chirurgie maggiore, cardiochirurgia, neurochirurgia, trapianti) e ad alto rischio di complicanze. Sebbene molto diversi tra loro, tutti questi pazienti sono accomunati da condizioni che richiedono monitoraggi continui o gravi insufficienze di organi o apparati vitali.

La durata dei ricoveri è molto variabile e dipende dalla patologia che ha portato al ricovero, dalle condizioni di salute generali del paziente e dalla presenza di eventuali comorbilità, ovvero la coesistenza di diverse patologie che possono complicare il quadro dell'assistito.

In una prima fase, i pazienti sono sottoposti a cure intensive e costanti, a volte accompagnate da procedure invasive quali tracheostomie, o il posizionamento di cateteri venosi o arteriosi. Una volta stabilizzati e dopo un opportuno periodo di osservazione, i pazienti vengono trasferiti in reparti con livelli di assistenza ordinaria o di riabilitazione.

Date le peculiarità dei pazienti trattati, queste unità dispongono di tecnologie più sofisticate rispetto ad altri reparti ospedalieri. In primis, monitor che consentono di tenere sotto osservazione i parametri vitali del paziente e generare allarmi per segnalare valori critici. Inoltre sono presenti strumenti per il supporto delle funzioni vitali: ventilatori meccanici, che facilitano ed aiutano muscoli respiratori e polmoni del paziente con insufficienza respiratoria; macchine per emofiltrazione per sostituire la funzionalità renale, pompe infusionali che possono garantire la somministrazione di liquidi e farmaci in modo continuo.

Anche la struttura dei locali che ospitano una Terapia Intensiva è progettata per gestire al meglio pazienti in condizioni complesse e instabili. Spesso l’organizzazione degli spazi è di tipo open-space o con pareti trasparenti per permettere un miglior monitoraggio dei pazienti ed intervenire tempestivamente nel caso di complicanze.  

Come si sta in TI

È un tempo lento, quello vissuto in un letto di Terapia Intensiva.

Le testimonianze raccolte dai pazienti ricoverati in questi reparti riportano emozioni forti e contrastanti, parlano di attese e di speranze. Spesso, soprattutto durante le prime fasi del ricovero, il paziente si trova in stato di incoscienza o viene sedato per affrontare al meglio le procedure invasive a cui deve essere sottoposto.

In una fase successiva la presenza di macchinari specifici possono rendere complessa la comunicazione attraverso il linguaggio. Per permettere agli operatori ed ai parenti di comprendere al meglio i bisogni e le necessità del paziente, in alcuni casi si utilizzano la scrittura o strumenti specifici che aiutano a facilitare la comunicazione.

Nella fase di ricovero e in quella riabilitativa risulta fondamentale la vicinanza di medici ed infermieri che oltre ad avere conoscenze specifiche ed approfondite, sono dotati di grande empatia ed umanità.

L’attività del Laboratorio di Clinical Data Science del Mario Negri e il GiViTI

In questo scenario, si colloca l’attività del Laboratorio di Clinical Data Science dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, presso la sede di Villa Camozzi a Ranica in provincia di Bergamo.  Il Laboratorio coordina il Gruppo Italiano per la Valutazione degli Interventi in Terapia Intensiva (GiViTI) un gruppo di ricerca collaborativo nato nel 1991 e costituitosi in Associazione nel settembre 2021, che coinvolge circa 200 reparti di Terapia Intensiva. Il GiViTI promuove e attua progetti di ricerca indipendenti, orientati alla valutazione e al miglioramento della qualità dell'assistenza nelle TI aderenti, rappresentando uno dei più vasti e attivi gruppi di ricerca al mondo in area clinica.

Il software di raccolta dati Prosafe

Attraverso l'adozione di un software di raccolta dati chiamato Prosafe, offerto gratuitamente a tutte le unità che desiderano aderire, è possibile avviare la raccolta di dati clinici e informazioni sull'organizzazione ospedaliera. Questo consente al gruppo di monitorare costantemente la popolazione dei pazienti, le performance delle unità e di condurre studi su argomenti di particolare rilevanza clinica, come la sorveglianza delle infezioni in rapporto all’emergente problematica dei nuovi batteri resistenti agli antibiotici.

Gli effetti della pandemia sull’uso degli antibiotici in terapia intensiva: il progetto

Il GiViTI inoltre, è impegnato da anni in raccolte dati specifiche dedicate a pazienti trapiantati o ricoverati in Terapie Intensive neurochirurgiche, cardiochirurgiche e pediatriche.

Questo costante sviluppo ha permesso l’ideazione di un progetto dedicato a descrivere com’è cambiata la pratica clinica sull'uso degli antibiotici in TI nel corso della pandemia di SARS-CoV-2 e quali sono stati gli effetti associati. Questo progetto ha inoltre evidenziato quali fattori psicosociali, culturali, professionali, organizzativi hanno influenzato la gestione delle infezioni e l’utilizzo degli antibiotici durante la pandemia di SARS-CoV-2.

I dati raccolti nel corso dei progetti, vengono analizzati dai ricercatori del Mario Negri, con la certezza che, basandosi sulle evidenze statistiche, si possa ottimizzare le risorse disponibili e migliorare la qualità dell'assistenza.

Annualmente, vengono prodotti report nazionali e personalizzati per ogni struttura partecipante, contenenti i risultati delle analisi statistiche, permettendo ai partecipanti di confrontare le proprie performance con quelle delle altre strutture coinvolte nella raccolta dati. Con le informazioni fornite è possibile individuare aree critiche per ciascuna unità e suggerire ai centri dove concentrare maggiormente gli sforzi per migliorarsi.

Negli anni, attraverso i progetti di valutazione e monitoraggio, il gruppo ha attivato diverse collaborazioni. La Regione Toscana e la Regione Piemonte da tempo stipulano delle convenzioni con l’IRFMN per la conduzione di un programma di miglioramento della qualità dell’assistenza e dell’organizzazione dei reparti.

MargheritaTre

Il GiViTI inoltre, ha avviato un progetto di ricerca ancora più ambizioso, creando MargheritaTre, una cartella clinica elettronica condivisa da tutti i reparti in grado di assistere il personale sanitario nelle proprie decisioni e di soddisfare le esigenze della ricerca valutativa. Lo strumento, infatti, è stato progettato da medici ed infermieri e consente di condurre progetti di ricerca a partire dalla documentazione sanitaria, con l’obiettivo di creare un database anonimizzato accessibile all’intera comunità scientifica. Ad oggi i reparti che hanno installato la cartella sono più di 70 sul territorio italiano.

Alice Lavetti | Dipartimento di Ricerca Epidemiologia Medica ; Laboratorio Clinical Data Science; Centro di Coordinamento GiViTI

Stefano Finazzi  | Dipartimento di Epidemiologia Medica; Laboratorio di Clinical Data Sciences; Centro di Coordinamento GiViTI

Mario Tavola | Medico chirurgo specializzato in anestesia e rianimazione

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